LEGITTIMA L’ISTITUZIONE E LA SCELTA DEI DIRIGENTI

E’ pienamente legittima la decisione di istituire le figure dei dirigenti e la conseguente attribuzione degli incarichi professionali disposta dall’Amministrazione comunale nel 2011.

 

Lo hanno stabilito i giudici della sezione seconda ter del Tar del Lazio (sentenza 5592/2012) i quali hanno respinto i ricorsi avverso i provvedimenti adottati dall’Amministrazione comunale presentati da un ex dipendente del Comune e da tre consiglieri comunali.

 

Se il ricorso degli esponenti politici è stato dichiarato inammissibile per mancanza di interesse a ricorrere, quello presentato dall’ex dipendente è stato invece respinto nel merito. Il Tar ha infatti ritenuto che la copertura dei posti dirigenziali nella pianta organica con contratto a tempo determinato (ai sensi del comma 1, art. 110 del decreto legislativo 267/2000) può avvenire anche con incarico fiduciario (intuitu personae) ed ha escluso, nel caso di specie, che l’Amministrazione comunale fosse tenuta ad effettuare una selezione pubblica e, quindi, a consentire l’accesso a concorrenti esterni. I giudici hanno inoltre reputato che gli incarichi possono, come è avvenuto, essere conferiti a dipendenti interni non dirigenti ma comunque in possesso dei requisiti previsti dalla norma.

 

Quanto ai limiti numerici degli incarichi conferibili, il Tar, come sostenuto dalla difesa del Comune, ha riconosciuto l’effetto di sanatoria introdotto dalle novità legislative (art. 6 del D.Lgs. 141 del 2011).

 

Rispetto all’obbligo di nominare una commissione d’esperti per la valutazione dei concorrenti, i giudici del Tar hanno ritenuto legittimi i provvedimenti adottati circa l’attribuzione degli incarichi in via fiduciaria e, pertanto, essendo stata rimessa la scelta alla discrezionalità del sindaco, corretta la decisione di non svolgere alcuna selezione selettiva di tipo pubblico che richiedesse l’istituzione di una specifica commissione di valutazione.

 

I ricorrenti sono stati condannati in solido tra loro al pagamento in favore del Comune delle spese di giudizio per 3mila euro, oltre all’Iva e a quanto spettante alla cassa previdenziale degli avvocati.


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